giovedì 19 febbraio 2009

SOGNARE DA SVEGLI.
di Priscilla Bianchi.

Le persone si intrattengono spesso parlando dei loro sogni: sogni da realizzare, sogni ancora tutti da sognare, sogni finiti in quel celebre cassetto senza fondo che aspetta ancora di essere aperto. E' chiaro che quando parliamo di realizzare i nostri sogni, con la parola sogno non ci stiamo riferendo all'attività psichica che si attiva mentre dormiamo, bensì ad un sinonimo di desiderio o fantasia. Per quanto riguarda il termine desiderio, l'etimologia ce ne svela la natura più profonda. Le due parole latine che compongono il desiderio sono la particella de- che in questo caso indica allontanamento, 'via da' e sidus-sideris, dal significato di 'stella, astro'. Letteralmente, dunque, desiderio significa 'lontano dalle stelle', indica la mancanza di sidera, delle costellazioni necessarie per trarre gli auspici. Se ci riflettiamo, effettivamente il desiderare implica una lacuna, una mancanza: si desidera quel che ci manca e quello che, secondo noi, completerebbe la nostra vita o ci procurerebbe una gioia al momento assente. E' proprio a questo punto, all'inizio cioè del processo, che dobbiamo porre particolare attenzione alla motivazione e alla natura del nostro desiderio: cosa stiamo desiderando? E soprattutto: perché? Siamo proprio sicuri che quella cosa, quella persona, quella situazione andrà a colmare qualche nostra lacuna e ci farà stare meglio? Attraverso questo processo logico saremo probabilmente in grado di evitare i danni maggiori, sempre che il desiderare egoico, dribblando tutti i filtri razionali, non sia già divenuto sentire, ovvero non si sia già prepotentemente insediato nei nostri sensi. Quando così accade, la manovra di inversione a U riesce raramente, e in ogni caso con grande difficoltà. Questo perché l'energia del desiderio non è più semplicemente psichica, ma è entrata nella centralina dei sensi mandandola in fibrillazione. Ecco come la Bhagavad-gita, testo di millenaria sapienza, conferma e mette in guardia:

“Come un vento impetuoso spazza via una barca sull'acqua,
così uno solo dei sensi su cui la mente si fissa
porta via l'intelligenza dell'uomo”(1)

Quando il pensare/desiderare/fantasticare è ormai nella fase del sentire, quella del volere è dietro l'angolo ed è piuttosto arduo schivarla. E' per questo che, come affermano le Upanishad e la Gita e come ben sintetizza Marco Ferrini nel suo “Pensiero, Azione, Destino”, è davvero importante monitorare i nostri pensieri e i nostri desideri, perché da quelli scaturiscono inesorabilmente le azioni che orientano il nostro presente e anche il nostro futuro. Il desiderio vola sulle ali della fantasia, che il dizionario descrive come quella “facoltà dello spirito capace di riprodurre o inventare immagini mentali in rappresentazioni complesse, in parte o in tutto diverse dalla realtà”. Tale concetto ci rimanda inevitabilmente a quello di visualizzazione e a quello veicolato dal sanscrito vikalpa. Vikalpa, nel linguaggio proprio dello Yoga darshana(2), indica un fantasticare che può avere natura costruttiva, oppure condizionante. Nel primo caso la visualizzazione che il soggetto proietta sul proprio schermo mentale è basata su sat, sulla realtà, intendendo per realtà qualcosa che risponde ad una natura vera e buona e che affonda le proprie radici nel principio cosmico del dharma, l'Ordine universale. Questa è la dinamica che segue un desiderio sano, ben orientato, che darà buoni frutti. In caso contrario il fantasticare avrà ali corte, perché non avendo una base reale nel senso appena spiegato, obbligherà il soggetto a naufragare, generalmente dopo qualche esperienza deludente e dolorosa. Ciò che è fondamentale comprendere è che il desiderio mette in moto un processo creativo sul piano sottile. Desiderando, soprattutto se il desiderio è accompagnato da una carica emotiva forte, emaniamo una frequenza energetica che richiama invariabilmente cose, persone e situazioni sintonizzate su quella stessa frequenza. Pensieri e desideri sui quali ci concentriamo di più, consapevolmente o meno, diventano “cose” e si concretizzano nei vari episodi della nostra vita. Questo è, in sintesi, il principio alla base della ormai nota “Law of attraction”, la legge di attrazione, una delle leggi che governano l'universo. La fisica quantistica conferma che l'universo nel quale viviamo è un insieme di vibrazioni energetiche; anche i nostri pensieri e desideri lo sono e ciascun individuo è come una potente stazione radio. Certe vibrazioni entrano in risonanza con vibrazioni simili e determinano specifici campi di frequenza. In sintesi potremmo affermare che ciò che emaniamo sarà ciò che attraiamo e in tal senso è proprio vero che il mondo è come un grande specchio che riflette la nostra realtà interiore. Il lavoro più impegnativo consiste nel sondare le nostre pulsioni inconsce, visto che i desideri inconsci non sono meno forti di quelli consci, ma sono molto meno determinabili. Risulta quindi prioritario diventare quanto prima e quanto più profondamente consapevoli dei semi che giacciono sul fondale del nostro inconscio prima che si dischiudano manifestando situazioni a noi sgradevoli o addirittura ostacolanti per il nostro percorso evolutivo. Questa analisi è fondamentale anche per riuscire a trovare una coerenza nella nostra modalità di “emissione energetica”; ad esempio, se sul piano cosciente desideriamo stringere amicizie sul piano di sattvaguna(3), ma il nostro inconscio ci sospinge ancora verso situazioni tamasiche o rajasiche, probabilmente queste ultime spinte avranno la meglio, oppure sfioreremo per breve tempo compagnie più elevate per essere poi risucchiati in vecchie e ripetitive dinamiche. Se desideriamo cambiare vita o se intendiamo modificarne almeno alcuni aspetti, dovremmo modificare la nostra frequenza, che in termini pratici significa modificare i nostri pensieri, ovvero i nostri contenuti mentali. Secondo la sapienza dell'India classica nell'universo operano tre macrofrequenze, cui ho già precedentemente accennato: si tratta di sattva, rajas e tamas. Le persone che vibrano secondo la frequenza di sattvaguna generalmente si circondano di bontà e benessere; quelle che vibrano secondo la frequenza di rajas, secondo la Gita vanno inesorabilmente incontro alla sofferenza, perché sono impulsive, frenetiche e sconsiderate nell'azione e nella reazione; chi, infine, è sintonizzato sulla frequenza di tamas, perpetuando un atteggiamento apatico e negativo, non farà che attrarre nella propria vita situazioni che somiglieranno a vicoli ciechi e depressione. Chi impara a sognare “da sveglio” nel senso vero dell'espressione, coltiva la propria consapevolezza, seleziona i propri contenuti mentali, comprende a fondo che cosa veramente desidera, mette a fuoco il proprio sogno e ci si “prova dentro”, incanala la propria energia e la propria affettività nella direzione della realizzazione del sogno senza lasciare spazio ad interferenze ostacolanti, predisponendosi con lietezza d'animo e fiducia. Per poter giungere a tale lucidità di pensiero ed efficacia nell'azione è condizione imprescindibile intraprendere un percorso di autodisciplina attraverso il quale riportare armonia nella nostra vita, sviluppando modalità psicofisiche che ci orientino verso un trend evolutivo. La sadhana bhakti, millenario sentiero di realizzazione del sé percorso con successo da grandi Maestri e da loro trasmesso ai propri discepoli di era in era, offre anche all'uomo di oggi strumenti quantomai preziosi per uscire da condizioni frammentate ed alienanti e ritrovare un appagamento profondo e duraturo. Scopo del Centro Studi Bhaktivedanta, con i suoi numerosi programmi ed attività, è proprio quello di mettere a disposizione antiche tecniche ed imperitura saggezza con un linguaggio ed una metodologia adatti ai nostri tempi. Buona continuazione e buona realizzazione dei vostri sogni.

(1) Bg. II.67
(2) Uno dei sei darshana o sistema di pensiero classico dell'India. L'autore, il saggio Patanjali, negli Yogasutra che costituiscono tale darshana ha raccolto tutti i principali insegnamenti sullo Yoga. Il CSB ha svolto numerosi lavori e studi comparati con la odierna psicologia su questo tema, richiedibili via internet o direttamente alla nostra Segreteria.
(3) I guna sono i costituenti della materia, potenti energie archetipe che strutturano l'universo. Sattva indica in generale la virtù con tutte le sue caratteristiche, tra cui bontà, luminosità e visione; rajas e tamas indicano rispettivamente la passione e l'inerzia/ignoranza.

1 commento:

  1. complimenti alla Dott.ssa Bianchi articolo molto bello.

    RispondiElimina